
Caffè e FIFA World Cup 2026: espresso, Specialty Coffee e calcio tra USA, Canada e Messico
19 Giugno 202610 cose interessanti che ci portiamo a casa dal World of Coffee 2026 di Bruxelles


Il World of Coffee 2026 di Bruxelles ha confermato, ancora una volta, quanto il mondo del caffè specialty sia oggi dinamico, internazionale e in continua trasformazione. L’evento, organizzato dalla Specialty Coffee Association, si è svolto dal 25 al 27 giugno 2026 al Brussels Expo, segnando la prima edizione del World of Coffee ospitata in Belgio.
Non è stata soltanto una fiera dedicata al caffè. È stata una fotografia molto chiara del settore: più attenzione alla qualità, più dialogo tra produttori e torrefattori, più tecnologia, più formazione e una crescente consapevolezza del ruolo economico e culturale del caffè.
Ecco quindi 10 cose interessanti che ci portiamo a casa dal World of Coffee 2026 di Bruxelles.
1. Un’edizione da record per il caffè specialty

Il primo dato da cui partire è sicuramente quello dei numeri. Il World of Coffee Brussels 2026 ha accolto oltre 14.400 partecipanti da 142 paesi, con 445 aziende espositrici, diventando il più grande World of Coffee mai organizzato in Europa. Questo dato racconta molto più della semplice crescita di una fiera. Racconta un settore che non è più una nicchia per pochi appassionati, ma una filiera globale che coinvolge produttori, importatori, torrefattori, baristi, scuole di formazione, aziende di attrezzature, designer, ricercatori e consumatori sempre più curiosi.
Il caffè specialty sta diventando un linguaggio comune tra professionisti di paesi diversi, con standard condivisi, competenze sempre più tecniche e una forte attenzione alla qualità in tazza.
2. Bruxelles come luogo di dialogo per il futuro del caffè
La scelta di Bruxelles è stata particolarmente significativa. Non solo perché la città è un importante centro europeo, ma perché questa edizione ha messo in evidenza il ruolo del caffè come filiera economica, sociale e culturale. Durante l’evento si è parlato anche del contributo del caffè all’economia europea, con una tavola rotonda pubblica dedicata a ricerca, commercio, politica e industria.
Questo è un segnale importante: il caffè viene sempre meno percepito come semplice bevanda e sempre più come una catena del valore complessa. Dietro una tazzina ci sono agricoltura, trasformazione, logistica, torrefazione, formazione, servizio, sostenibilità, lavoro e cultura del consumo. Per chi lavora nel settore, significa che la professionalità non può più limitarsi alla sola preparazione dell’espresso. Serve una visione più ampia della filiera.
3. Uganda protagonista e il nuovo valore del Fine Robusta
Uno dei temi più interessanti dell’edizione 2026 è stato il ruolo dell’Uganda, scelto come Portrait Country del World of Coffee Brussels.

L’Uganda è un paese fondamentale per il caffè africano e particolarmente interessante per il tema del Fine Robusta. La pagina ufficiale dell’evento evidenzia come il Robusta sia nativo delle foreste equatoriali ugandesi e cresca in diverse aree del paese, accanto alle produzioni di Arabica coltivate in zone di altitudine come Mount Elgon, Rwenzori e West Nile. Questo tema è molto importante per il futuro del settore. Per anni il Robusta è stato raccontato soprattutto come caffè da miscela, spesso associato a quantità, corpo e caffeina. Oggi, invece, il Fine Robusta sta aprendo nuove possibilità: maggiore attenzione alla selezione, alla lavorazione, alla tracciabilità e al profilo sensoriale.
Non significa sostituire l’Arabica, ma ampliare la cultura del caffè. Significa iniziare a distinguere tra Robusta commerciale e Robusta di qualità, proprio come da anni facciamo con l’Arabica.
4. Il brewing manuale è sempre più tecnico
A Bruxelles si è svolta anche la World Brewers Cup 2026, vinta da Nas Jaafar, rappresentante della Malesia. In finale si sono classificati anche Simon Gautherin per l’Australia e Bavis Kwong per Hong Kong SAR. Questa competizione mostra quanto il brewing manuale sia ormai diventato una disciplina estremamente tecnica. Non si tratta semplicemente di versare acqua calda su un caffè macinato. Ogni dettaglio influenza il risultato finale: qualità dell’acqua, temperatura, granulometria, tempo di contatto, ricetta, turbolenza, bypass, filtro, metodo di versata e capacità sensoriale.

Per un barista moderno, il caffè filtro non è più un’aggiunta marginale al menu. È uno strumento per raccontare origini, varietà, processi e profili aromatici con grande precisione.
Per questo, un corso Brewing diventa sempre più importante per chi vuole lavorare nel mondo specialty in modo professionale. Approfondire estrazione, ricette e controllo delle variabili permette di preparare caffè più puliti, equilibrati e coerenti.
5. La tostatura torna al centro della qualità
Un altro momento molto importante del World of Coffee 2026 è stato il World Coffee Roasting Championship, vinto dal belga Benjamin Brassart. Sul podio anche Li Zhong Xiang dalla Cina e Thanasis Angelopoulos dalla Grecia.
La tostatura è uno degli anelli più delicati della filiera. La qualità del caffè verde è fondamentale, ma il modo in cui viene tostato può valorizzare o compromettere completamente il lavoro fatto in origine.
Profilo di tostatura, sviluppo, calo peso, solubilità, colore, curva termica e controllo qualità sono tutti elementi che influenzano il risultato in tazza. Per questo il ruolo del roaster è sempre più riconosciuto, non solo nelle torrefazioni specialty, ma anche nelle aziende che vogliono costruire miscele più precise e prodotti più coerenti. Anche per chi lavora in caffetteria, conoscere le basi della tostatura è utile. Aiuta a capire perché un caffè si comporta in un certo modo in espresso, perché una ricetta cambia dopo alcuni giorni di degasaggio o perché due caffè con lo stesso grado di macinatura possono avere estrazioni completamente diverse.
6. Coffee in Good Spirits: il caffè incontra la mixology
La World Coffee in Good Spirits Championship 2026 è stata vinta da Andy Philein, rappresentante della Cina. In finale ha presentato drink ispirati al cosmo, tra cui un cold signature drink chiamato “Saturn” e un Irish Coffee intitolato “Afterglow of the Cosmos”.
Questa competizione racconta un trend molto forte: il caffè sta entrando sempre di più nel mondo della mixology. Espresso, cold brew, caffè filtro, cascara, distillati, fermentazioni, sciroppi, infusioni e signature drink stanno creando un territorio nuovo, dove le competenze del barista incontrano quelle del bartender.
Per caffetterie, hotel, cocktail bar e ristoranti, questo significa poter sviluppare menu più creativi, soprattutto nei mesi estivi o nei contesti dove il cliente cerca un’esperienza diversa dal classico espresso o cappuccino.
Il caffè non è più soltanto una bevanda del mattino. Può diventare ingrediente gastronomico, base aromatica e strumento di racconto.
7. Innovazione: strumenti sempre più precisi e misurabili
Il World of Coffee è anche una grande vetrina per le nuove tecnologie. Tra i Best New Product Awards 2026 sono stati premiati prodotti come DiFluid Moment, Varia ORBI, Millab M01 Coffee Grinder di TIMEMORE, Speciality Cacao Cold Brew Bags di ANDER Cacao, Ecotact Trace IQ e PLUS X Collection di Innoroc GmbH. La direzione è molto chiara: il settore cerca strumenti che permettano di lavorare con maggiore precisione, ripetibilità e controllo.
Bilance, rifrattometri, grinder sempre più stabili, sistemi di tracciabilità, accessori per il brewing, packaging evoluti e attrezzature smart stanno cambiando il modo in cui baristi e torrefattori gestiscono la qualità. La tecnica resta fondamentale, ma viene sempre più supportata da dati e strumenti di misurazione. Questo non toglie valore all’esperienza del professionista, anzi: la rende più consapevole.
8. Tracciabilità e sostenibilità non sono più temi secondari

Un altro messaggio forte arrivato da Bruxelles riguarda la sostenibilità. Oggi non basta più dire che un caffè è “buono”. Sempre più spesso il cliente, il torrefattore e il barista vogliono sapere da dove arriva, chi lo ha prodotto, come è stato lavorato e quale valore è stato riconosciuto alla filiera. Spazi come Producer Village, Roaster Villages, Green Coffee Connect, workshop e lecture hanno rafforzato il dialogo tra origine, commercio, torrefazione e servizio finale. Il recap ufficiale SCA sottolinea anche la presenza di organizzazioni internazionali legate al commercio e alla filiera del caffè, tra cui International Trade Centre, International Coffee Organization ed European Coffee Federation.
La sostenibilità non può essere solo una parola da inserire in etichetta. Deve diventare conoscenza reale: agronomia, prezzi, trasporti, packaging, sprechi, consumo energetico, formazione e comunicazione.
In questo percorso il barista ha un ruolo fondamentale, perché è spesso l’ultima persona della filiera prima del consumatore finale.
9. Il design è parte dell’esperienza specialty
Un altro aspetto interessante del World of Coffee 2026 è stato il peso crescente del design. I Coffee Design Awards 2026 hanno premiato progetti nelle categorie branding, packaging e spaces, con riconoscimenti a Coaltown Coffee, CULT Coffee Roasters e Tactile Café di Parigi.
Questo conferma una cosa molto importante: oggi il caffè non comunica solo attraverso la tazza. Il cliente costruisce la propria percezione anche attraverso packaging, colori, materiali, logo, menu, arredi, illuminazione, layout del banco e identità visiva del locale.
Per chi apre una caffetteria, il design non è un dettaglio estetico. È parte del posizionamento. Racconta il tipo di esperienza che vogliamo offrire, il pubblico a cui ci rivolgiamo e il valore che attribuiamo al prodotto. Una caffetteria specialty deve essere coerente: qualità del caffè, preparazione, servizio, comunicazione e ambiente devono andare nella stessa direzione.
10. La formazione rimane il vero motore del settore
Tra competizioni, nuove tecnologie, caffè sperimentali, strumenti di controllo e nuove tendenze, il messaggio più forte rimane uno: senza formazione, la qualità non è replicabile.
Il programma del World of Coffee Brussels ha incluso workshop, lecture, sessioni su business, brewing, sostenibilità e sensory skills, con molte attività arrivate a capienza massima.
Questo significa che i professionisti del caffè sentono sempre di più il bisogno di aggiornarsi. Il settore evolve velocemente e richiede competenze trasversali.
Oggi un barista professionista dovrebbe conoscere:
- espresso e regolazione della macinatura;
- latte art e montatura corretta del latte;
- brewing e metodi filtro;
- basi di tostatura;
- analisi sensoriale;
- gestione del workflow;
- pulizia e manutenzione dell’attrezzatura;
- comunicazione con il cliente;
- origine, filiera e sostenibilità.
La formazione non serve solo a ottenere un certificato. Serve a lavorare meglio, ridurre gli errori, valorizzare il caffè e offrire al cliente un’esperienza più consapevole.
Cosa ci insegna il World of Coffee 2026
Il World of Coffee 2026 di Bruxelles ci lascia una fotografia molto chiara del futuro del caffè specialty.

Da una parte ci sono innovazione, competizioni, strumenti sempre più precisi, design, sostenibilità e nuovi modi di consumare il caffè. Dall’altra resta il cuore del nostro lavoro: conoscere il prodotto, estrarlo correttamente, raccontarlo con competenza e continuare a imparare.
Per chi lavora in caffetteria, in torrefazione o nella formazione, Bruxelles è stata una conferma: il mondo del caffè sta crescendo e richiede professionisti sempre più preparati.
Ed è proprio da qui che parte il lavoro quotidiano di Espresso Academy: trasformare la passione per il caffè in competenze reali, pratiche e spendibili nel mondo del lavoro.
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